Tyrannosaurus Rex 68-66 milioni di anni fa.

Tyrannosaurus rex (il cui nome significa “lucertola tiranna”) è un genere di dinosauro teropode vissuto nel Cretaceo superiore, circa 68-66 milioni di anni fa (Maastrichtiano), appartenente alla famiglia dei tirannosauridi. Visse nel Nordamerica, che a quell’epoca era un continente isolato nominato Laramidia.

Tyrannosaurus rex era molto più diffuso geograficamente degli altri tirannosauridi. I suoi fossili si trovano in una varietà di formazioni risalenti all’epoca Maastrichtiana del Cretaceo superiore, circa 68-66 milioni di anni fa. Fu una delle specie degli ultimi dinosauri non-aviani viventi quando si ebbe l’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, che determinò la scomparsa dei dinosauri propriamente detti.

Immagini tyrannosaurus rex

tyrannosaurus rex

T. rex come gli altri tirannosauridi, Tyrannosaurus rex era un carnivoro bipede con un cranio largo e massiccio, bilanciato da una coda lunga e pesante. In confronto alle sue gambe robuste, gli arti anteriori di T. rex erano corti, ma relativamente possenti e forniti di due dita artigliate. Benché ci fossero teropodi che lo superavano di grandezza (come Spinosaurus, Giganotosaurus e Carcharodontosaurus), Tyrannosaurus rex fu il più grande dei tirannosauridi e uno dei predatori terrestri più grandi e forti conosciuti. L’esemplare fossile più completo misura 12,3 metri di lunghezza, 4 metri di altezza, e si stima fino a 6,8 tonnellate di peso.

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Alcuni paleontologi hanno ipotizzato che T- rex fosse un predatore al vertice della piramide alimentare dell’epoca, nutrendosi di adrosauri, ceratopsidi, anchilosauridi e probabilmente anche di sauropodi; altri, invece, hanno proposto che l’animale fosse uno spazzino necrofago. La questione è oggetto di un lungo dibattito nella paleontologia, nel quale la maggior parte dei paleontologi ritiene che Tyrannosauro rex fosse un carnivoro opportunista, ossia che si nutrisse sia di prede vive sia di carcasse di animali morti. Si stima che fosse dotato d’una delle mandibole più forti nel regno animale.

La mandibola secondo una simulazione fatta da Gregory Erickson, della Florida State University, e Paul Gignac, dell’Oklahoma State University e pubblicata su Scientific Reports poteva esercitare un morso di 3,6 tonnellate circa (il doppio dei coccodrilli) mentre i denti conici potevano esercitare ben 195 tonnellate circa di forza.

Come afferma Gignac, grazie a questa abilità ”il Dinosauro rex è riuscito a sfruttare maggiormente le carcasse dei grandi dinosauri cornuti e dei dinosauri dal becco di anatra, le cui ossa erano ricche di sali minerali e di midollo”.

Sono stati rinvenuti più di 50 resti fossili di Dinosauro T rex, inclusi diversi scheletri quasi completi. Almeno uno di questi esemplari conserva tracce di tessuti molli e di proteine. L’abbondanza di reperti ha reso possibile ricerche dettagliate sugli aspetti della biologia di Tyrannosaurus, incluse quelle relative alla biomeccanica ed alla sua crescita.

Sono invece ancora oggetti di dibattito i suoi comportamenti di caccia, il suo grado di intelligenza, la sua fisiologia e altri dettagli di vita come la sua velocità massima durante una corsa.

Anche la sua tassonomia è oggetto di controversia, poiché alcuni studiosi considerano Tarbosaurus bataar, rinvenuto in Asia, una seconda specie di Tyrannosaurus, mentre altri lo classificano come un genere separato. Altri generi di tirannosauridi nordamericani, descritti al momento della loro scoperta come nuovi taxa, sono stati successivamente sinonimizzati con Tyrannosaurus.

Etimologia Tyrannosaurus Rex

Il Tyrannosaurus rex è universalmente noto con l’intero nome specifico, Tyrannosaurus rex, fatto che lo eleva al di sopra del genere anonimato delle altre specie di fossili, quasi tutte note solo col nome generico, senza mai menzione della specie. Qualcuno cita mai Velociraptor mongoliensis? No, esiste solo “il velociraptor” (o, peggio, “il raptor”).


Il nome scientifico del tirannosauro si deve a Henry Fairfield Osborn e richiama in ambo le sue parti un’idea di dominio: Tyrannosaurus è la sintesi del greco τύραννος (týrannos: “tiranno”) e σαῦρος (sâuros: “lucertola”); rex è il latino per “re”. Dunque il suo nome scientifico completo significa “Re Lucertola Tiranna”.

Anatomia

Tyrannosaurus rex fu uno dei carnivori terrestri più grossi di tutti i tempi; l’esemplare completo più grande scoperto (inventariato come FMNH PR2081 e noto col nomignolo di “Sue”), ha uno scheletro che misura 12,3 metri di lunghezza, ed è alto 4 metri. Stime sul suo peso in vita variano, da 4,5 tonnellate fino a più di 7,2, sebbene le stime più recenti lo approssimano a 5,4-6,8 tonnellate. Uno studio condotto nel 2011 determinò che il peso massimo di Sue, sia stimabile tra 9,5-18,5 tonnellate.

Tyrannosaurus Rex anatomia dimensioni
Diagramma che mostra Tyrannosaurus (evidenziato in verde) e altri tre teropodi giganti (Spinosaurus in rosso, Carcharodontosaurus in blu, e Giganotosaurus in arancione) in confronto a un essere umano. Ogni sezione della griglia rappresenta un metro quadrato.
Di Matt Martyniuk – Opera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Gli autori dello studio dichiararono però che le loro stime minime e massime sono basate su modelli con margini d’errore sostanziali, e che consideravano le stime o troppo “smilze”, “grasse”, o “sproporzionate”. Packard et al. (2009) applicò i metodi usati per stimare il peso di dinosauri per stimare il peso degli elefanti, e scoprì che tali metodi producevano sovra stime; perciò il peso di Tyrannosaurus rex potrebbe essere inferiore a quanto valutato in passato. Altre stime hanno concluso che gli esemplari più grandi di dinosauri t rex pesassero circa o oltre 9 tonnellate.

Come gli altri teropodi, il collo di Tyrannosaurus era curvato a forma di ‘S’, ma si distingueva per la sua limitata lunghezza e la muscolatura che sopportava la sua testa massiccia. Gli arti anteriori erano forniti di sole due dita, con un ulteriore metacarpo diminuito che rappresenta un terzo dito residuo. Al contrario, gli arti posteriori erano tra i più lunghi relativi al corpo di qualsiasi altro teropode. La coda era lunga e robusta, pesante mezza tonnellata, contenendo a volte più di 40 vertebre, per bilanciare il peso della testa e del torace massiccio. Molte delle ossa erano cave, fatto spiegato come alleggerimento dell’animale senza perdita di forza fisica.

Testa Tyrannosaurus Rex

La testa in quanto tale era eccezionalmente massiccia, lunga fino ad 1 metro e mezzo e, rispetto ad altri teropodi precedenti e contemporanei, fortemente modificata nella forma. L’area posteriore del cranio era molto allargata, mentre il muso si stringeva in corrispondenza delle narici. Di conseguenza gli occhi riuscivano ad avere un ottimo campo visivo nella regione anteriore e anteriore/inferiore, fornendo all’animale una visione stereoscopica ritenuta superiore a quella delle altre specie contemporanee.

Tyrannosaurus Rex cranio
Profilo del cranio (AMNH 5027)
Di A.E. Anderson – http://digitallibrary.amnh.org/dspace/handle/2246/49, Pubblico dominio, Collegamento

Le ossa nasali, fuse tra loro, fornivano all’animale una struttura cranica più massiccia e resistente. Molte ossa erano pneumatiche, come quelle degli uccelli, consentendo così una riduzione del peso e una migliore flessibilità. Queste caratteristiche indicano una notevole potenza del morso che doveva essere di gran lunga superiore rispetto a tutti i non tirannosauridi.

La bocca del T. rex presentava 30 denti nell’arcata superiore e 28 in quella inferiore, caratterizzati da un’elevata eterodonzia (differenza di forma). La lunghezza varia dai 10 ai 30 cm.
In generale hanno una sezione trasversale ovale e presentano un bordo finemente seghettato. I premascellari superiori sono, invece, ravvicinati e presentano una sezione a D.

I denti rimanenti erano robusti, più spaziati e con nervature di rinforzo, piegati all’indietro con una forma complessiva a banana che evitava che si spezzassero durante il morso e mentre strappavano la carne. Le dimensioni dei denti potevano arrivare fino a 30 cm di lunghezza, inclusa la radice; erano quindi i più grandi tra i dinosauri carnivori.

Pelle e piume

Benché non ci siano prove dirette per la presenza di piumaggio in Tyrannosaurus, molti scienziati attuali, in base alla sua presenza in specie imparentate di taglia simile, ritengono che sia probabile che avesse un corpo ricoperto di piume o almeno su parti del corpo. Dr. Mark Norell dell’American Museum of Natural History dichiarò che, malgrado l’assenza di prove dirette, il motivo per ritenere che T. rex fosse piumato è uguale a quello per ritenere che l’australopiteco Lucy avesse i peli.

Le prime indicazioni per la presenza di piumaggio nei tirannosauroidi vennero dalla specie Dilong paradoxus, scoperto nella Formazione Yixian di Cina. Il suo scheletro fossilizzato riteneva delle strutture filamentose che sono comunemente riconosciute come i precursori delle piume. Siccome a quel tempo tutte le impronte della pelle dei tirannosauroidi giganti conosciuti mostravano segni di squame, i ricercatori che studiavano Dilong congetturarono che le piume erano presenti negli esemplari adulti di specie di taglia minore e gli esemplari giovani di specie più grandi, per poi essere perse alla maturità.

Ulteriori scoperte però dimostravano che anche certi tirannosauroidi giganti adulti avevano le piume, così mettendo in dubbio l’ipotesi che la presenza di piumaggio fosse collegata alla grandezza. Un esame pubblicato nel 2017 di tegumenti fossilizzati rivenuti in resti di Tyrannosaurus, e altri tirannosauridi Albiani (Albertosaurus, Daspletosaurus, Gorgosaurus e Tarbosaurus), indica che questi grandi rettili possedevano una pelle ricoperta a scaglie sul collo, l’addome, le anche, e la coda, e che il piumaggio, se fosse stato presente, fosse limitato al dorso.

Benché le impronte della pelle d’un esemplare di T. rex scoperto nel Montana nel 2002, e alcuni altri esemplari di tirannosauroidi mostrano almeno piccole tracce di squame a mosaico, altri, come il grande Yutyrannus huali, dimostrano la presenza di piume su varie parti del corpo, così suggerendo che il corpo intero ne era ricoperto. È possibile che la struttura e la forma delle piume dei tirannosauroidi possano essere cambiate col tempo in risposta alle dimensioni corporee, al clima e ad altri fattori.

La scoperta di tegumento in un esemplare di Daspletosaurus, indicherebbe che buona parte dei tyrannosauridi, compreso il Tyrannosaurus rex, possedessero sviluppati organi sensoriali tegumentari facciali, eventualmente utilizzati per il contatto, la modulazione dei movimenti mascellari, la percezione della temperatura e la rilevazione delle prede. Le grandi scaglie piatte e larghe presenti sul muso (simili a quelle dei coccodrilli) garantivano senz’altro un ulteriore protezione sul muso durante la cattura delle prede e durante i combattimenti intraspecifici

Dimorfismo sessuale

Tra gli anni ottanta e gli anni novanta, quando si è cominciato ad avere un numero di evidenze fossili sufficientemente ampio per effettuare analisi su basi statistiche, si cominciò a proporre di differenziare sessualmente i tirannosauri in base alla grandezza. Esistono infatti due “tipi” distinti di scheletri di tirannosauro adulto. Un tipo è massiccio e grande, mentre il secondo tipo è più gracile e di dimensioni più contenute. L’esempio lampante della prima categoria è lo scheletro denominato SUE (in onore della scopritrice Sue Hendrickson) il più completo (e anche più grande, raggiungendo i 13 metri di lunghezza) mai ritrovato.

È stato proposto da diversi paleontologi che, come accade negli uccelli rapaci odierni, gli scheletri più grandi e massicci appartenessero alle femmine di tirannosauro, mentre quelli più leggeri appartenessero ai maschi.
L’ipotesi sembrava trovare riscontro nella differenza dimensionale nel chevron della prima vertebra caudale. L’osso in questione appariva più sviluppato sugli esemplari più piccoli e meno sui più grandi. Si ipotizzò che le ridotte dimensioni fossero legate alla necessità di lasciare passare più facilmente le uova dal tratto riproduttivo. A rafforzare la teoria, venne portato un vecchio studio di Romer sui coccodrilli, che si sarebbe però rivelato erroneo.

La scoperta di questo errore di fondo nello studio sui coccodrilli, unito al rinvenimento nello scheletro di SUE di un chevron pienamente sviluppato, hanno portato in anni recenti a rivedere radicalmente queste ipotesi. L’unico individuo di cui sia stato individuato con certezza il sesso è il MOR 1125 (il cosiddetto B-rex rinvenuto nel Montana orientale di cui è stato possibile analizzare il midollo, conservatosi parzialmente), scoperto da Jack Horner e Mary Schweitzer nel 2000. L’esemplare non era particolarmente grande, né era molto completo. Tuttavia, uno sguardo all’interno di uno dei femori nel 2007 ha rivelato che si trattava di un esemplare unico.

C’erano tessuti molli all’interno, insieme a strutture simili a vasi sanguigni. Questi erano simili ai vasi sanguigni di uno struzzo, fornendo ulteriori prove della relazione tra uccelli e dinosauri. Da un’analisi dei tessuti conservati si è rivelato essere una femmina, morta probabilmente all’età di 16 anni, circa 68 milioni di anni fa. Una parte è risultata essere un tessuto midollare specializzato, che si trova solo negli uccelli femmine durante l’ovulazione e serve a fornire calcio per la formazione dei gusci delle uova.

Al momento non ci sono quindi prove certe che indichino l’esistenza di un dimorfismo legato al sesso degli individui. Considerata la vasta diffusione territoriale della specie, è possibile che le differenze di dimensione siano da attribuire a variabilità delle condizioni ambientali (temperature locali, maggiore o minore disponibilità di cibo, ecc.). Un’altra possibilità è semplicemente che gli esemplari più grandi fossero anche i più anziani.

Postura

I ritratti moderni nei musei, nell’arte e nel cinema mostrano T. rex con un corpo parallelo al suolo, con la coda estesa dietro il corpo per bilanciare la testa.

Vecchie ricostruzioni, durate fino agli anni ottanta, mostrano l’animale come una sorta di “tripode vivente”, quasi eretto sulle zampe posteriori e con la coda che funge da terzo punto d’appoggio, strisciata a terra. Questo tipo di ricostruzione, che per certi versi si può considerare “antropomorfizzata” si deve indirettamente a Joseph Leidy, che così aveva riassemblato nel 1865 il suo Hadrosaurus foulkii (che fu il primo dinosauro ad essere descritto come un bipede). Convinto che T. rex assumesse una postura simile, Henry Fairfield Osborn rafforzò questa concezione sposando la teoria e presentando, nel 1915, il primo scheletro di tirannosauro completo, montato in questa maniera al Museo di Storia Naturale di New York.

Dagli anni settanta in poi, tuttavia, si è capito che questa postura è assolutamente irrealistica, perché avrebbe causato l’indebolimento e la slogatura di numerose articolazioni (tra cui le più importanti ad essere interessate sarebbero state il collo e il bacino). Le precedenti ricostruzioni, che erano diventate molto popolari e avevano ispirato numerosi film e riproduzioni, vennero così sostituite da quelle più moderne che rappresentano la postura del Tyrannosaurus rex con il corpo pressoché parallelo al suolo e la coda estesa in modo da bilanciare il peso della testa.

Arti Anteriori

Quando il primo scheletro di Tyrannosaurus rex fu ritrovato, l’omero era l’unico elemento noto degli arti anteriori. Osborn nel 1915 aveva ricostruito il tirannosauro prelevando gli arti da un allosauro (più lunghi e dotati di tre dita)

Nel 1914 però, Lawrence Lambe aveva proposto che fosse più appropriato dotarlo di appendici simili a quelle di Gorgosaurus, data la maggiore affinità delle due specie. Quale fosse il loro aspetto reale è stato un mistero fino al 1989. In quell’anno venne scoperto il cosiddetto “Wankel rex” (esemplare MOR 555) completo degli arti anteriori e si è avuta la certezza del loro aspetto, confermando l’ipotesi di Lambe.

L’esame scheletrico dell’apparato brachiale suggerisce che questi arti non possano essere considerati semplicemente vestigiali, a differenza di quanto ipotizzato da Paul nel 1988. Le ossa presentano ampie aree per l’attacco di robusti muscoli.

Rimane aperto il dibattito su quale potesse essere la funzione degli arti. Alcuni paleontologi hanno proposto che l’animale se ne servisse per portare alla bocca pezzi di carne. L’ipotesi, per quanto affascinante, è probabilmente da scartare. La giuntura del gomito e della spalla consente movimenti in un arco di non più di 40/45º, insufficienti allo scopo.

È invece possibile che usasse gli arti per tenere fermo il partner durante la copula[54], o per trattenere fermamente e limitare i movimenti delle prede.[53] Un’altra ipotesi, più recente è che avessero la funzione di aiutare l’animale a rialzarsi, poggiando i palmi sul terreno e facendo pressione, dandogli così una “piccola spinta”, sufficiente a far rialzare il dinosauro

Tassonomia

Tyrannosaurus è il genere tipo della superfamiglia Tyrannosauroidea, la famiglia Tyrannosauridae, e la sottofamiglia Tyrannosaurinae; in breve, rappresenta lo standard per cui i paleontologi decidono di includere altre specie al gruppo. Altri membri della sottofamiglia tyrannosaurine includono il Daspletosaurus nordamericano e il Tarbosaurus asiatico, entrambi di essi sono stati occasionalmente sinonimizzati con Tyrannosaurus. In passato, i tirannosauridi furono ritenuti essere i discendenti di teropodi giganti più antichi, come i megalosauroidi o i carnosauri, ma ricerche più recenti indicano che derivano dai coelurosauri

Nel 1955, il paleontologo sovietico Evgeny Maleev nominò una nuova specie scoperta in Mongolia; Tyrannosaurus bataar. Nel 1965, questa specie fu rinominata Tarbosaurus bataar. Malgrado ciò, molte analisi filogenetiche dimostrano che Tarbosaurus bataar è il taxon più imparentato con T. rex, ed è stato spesso considerato una specie asiatica dell’ultimo.

Studi recenti sul cranio di Tarbosaurus bataar hanno mostrato che era molto più snello di quello di T. rex, e che la distribuzione della forza mandibolare durante un morso sarebbe assomigliata più a quella mostrata da Alioramus, un altro tirannosauro asiatico. Un ulteriore analisi cladistica suggerì che fu proprio Alioramus, e non T. rex, a essere il taxon più imparentato con Tarbosaurus, così giustificando la loro separazione.

Altri tirannosauridi scoperti nelle stesse formazioni di T. rex furono prima classificati come taxa separate, inclusi Aublysodon e Albertosaurus megagracilis, l’ultimo essendo stato rinominato Dinotyrannus megagracilis nel 1995. Attualmente, questi fossili sono universalmente considerati essere appartenenti a giovani T. rex.[64] Un teschio piccolo ma quasi completo scoperto in Montana che misura 60 cm potrebbe essere un’eccezione. Questo teschio fu in origine classificato nel 1946 come un Gorgosaurus, ma fu dopo riferito a un nuovo genere, Nanotyrannus.

Le opinioni sono divise sulla validità di Nanotyrannus; molti paleontologi lo considerano un giovane T. rex. Ciononostante, i due generi mostrano piccole differenze, come il numero di denti più elevati in Nanotyrannus, conducendo così certi scienziati a raccomandare la continuata separazione dei due fino a che ulteriori scoperte non chiariscano la situazione.

Fonte principale wikipedia

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